Bitcoin si rifiuta mi morire

Il 20 giugno 2011 Forbes scriveva: “Quindi questa è la fine di bitcoin”.

Il 16 gennaio 2015 USA Today scriveva: “Bitcoin è diretto verso il cimitero”.

Il 5 maggio 2017 il Daily Reckoning scriveva: “La morte di bitcoin”.

Dal 2011 bitcoin è stato dichiarato morto almeno 135 volte.

Scrittori di newsletter, giornalisti e accademici lo hanno definito uno “schema di Ponzi”.

Ad altri piaceva l’idea in teoria, ma avevano dubbi in pratica. Sono convinti che lo stato ucciderà bitcoin e lo renderà inutile.

Bitcoin si rifiuta mi morire

Se fosse il 2013, sarei stato d’accordo.

Dal 2009 al 2013 bitcoin è salito da una frazione di un centesimo ad oltre $1,100… e poi si è schiantato dell’85%, a $185.

Sembrava un classico “pump/dump”. Ecco perché l’ho ignorato.

Ma poi è accaduto qualcosa di molto interessante.

Invece di crollare ad un penny, bitcoin ha trovato supporto nel range dei $200. Anche dopo che la bolla è scoppiata, bitcoin vale ancora miliardi.

Questo mi ha incuriosito, perché i veri schemi di Ponzi hanno un valore pari a zero quando scoppiano.

Il fatto che bitcoin stesse ancora attirando acquirenti anche dopo l’assalto di notizie negative… un crash del prezzo dell’85%… e un disprezzo universale… mi disse qualcosa.

Mi disse che forse aveva un qualche valore reale. Come minimo mi suggerì che fossero necessarie ulteriori indagini.

Avevo già visto uno scetticismo come questo prima…

Nel maggio 1997 Amazon si presentò in borsa all’equivalente spaccato di $1.30.

Amazon schizzò in alto a $113 durante la bolla dot-com degli anni ’90. Quando la bolla scoppiò, Amazon si schiantò del 94% all’equivalente spaccato di $5.97.