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La Cina vieta gli scambi di Bitcoin, ma la criptovaluta regge

Esattamente come era stato preannunciato, alla fine la Cina ha davvero deciso di chiudere le transazioni sui Bitcoin. Nonostante questo, però, la criptovaluta, dopo un primo crollo, è tornata a guadagnare terreno rispetto al minimo toccato lo scorso 15 settembre: ad oggi il Bitcoin viaggia attorno ai 4.000 dollari.

Cina mette al bando i Bitcoin: perché la Borsa non ha reagito

Ma come mai la decisione della Cina non ha stravolto più di tanto la quotazione della moneta digitale? Come spiegano gli analisti, il trading di Bitcoin in Cina è andato diminuendo parecchio durante quest’ultimo anno, per cui se a fine 2016 il peso della Cina e dei suoi scambi equivaleva praticamente al 90% del totale delle transazioni, secondo le ultime stime rilanciate da Bloomberg, il trading di Bitcoin in Cina si è ridimensionato al 19% del market share globale.

Per di più i trader cinesi starebbero migrando su altre piattaforme in maniera tale da poter continuare con il trading di Bitcoin: oltre a WeChat, che è la piattaforma più popolare nel Paese, parecchi investitori si starebbero spostando su altre appche offrono un sistema di crittografia interno (come Telegram). Ecco quindi che queste due ragioni stanno alla base di un impatto sul Bitcoin che è stato assolutamente minimo.

Ma c’è anche una terza ragione per la quale la Borsa non ha reagito così negativamente alla notizia proveniente dall’estremo Oriente. Bisogna dire infatti che esiste l’opzione di ricorso al trading over the counter, ossia a una realtà che non ha nulla a che vedere con le classiche piattaforme di scambio e che quindi non è influenzata dall’iniziativa degli organi finanziari (men che meno da quelli cinesi).

Insomma, dopo aver accusato un colpo iniziale, alla fine il trauma del divieto cinese nei confronti delle piattaforme che scambiano criptovalute è stato superato con una certa rapidità. Ecco quindi che chi credeva che con questa mossa si sarebbe affossato il Bitcoin, d’ora in poi dovrà rivedere un po’ le proprie convinzioni: se un fatto di questo genere non ha scalfito il Bitcoin, allora è altamente probabile che la criptovaluta di cui stiamo parlando sia per davvero un qualcosa di “grosso”.