Rumor: Amazon per accettera’ Bitcoin

Rumor: Amazon per accettera' Bitcoin
Rumor: Amazon per accettera’ Bitcoin

Amazon potrebbe essere disposta ad accettare Bitcoin come metodo di pagamento in ottobre.
E’ una notizia che circola su Internet.

Bitcoin ed Ethereum, Previsioni – Ancora in fase di consolidamento

Nel fine settimana il mercato del Bitcoin ha continuato a consolidare, seppur orientato al ribasso, confermando il trend prevalente da una settimana circa. Come abbiamo citato in molte nostre previsioni, a spingere il mercato su e giù sono stati gli speculatori e, considerando un trend complessivo rialzista, tutto ciò che hanno dovuto fare è acquistare e conservare le proprie posizioni, quanto basta – speravano – per ottenere buoni profitti senza alcuno sforzo. Ora, però, lo scenario sembra essere cambiato e siamo di fronte a una situazione in cui i prezzi potrebbero indifferentemente salire o scendere. Si tratta in effetti di un segnale di maturità del mercato, ma gli speculatori non avranno di che rallegrarsene.

Bitcoin ed Ethereum, Previsioni – Ancora in fase di consolidamento

Bitcoin continua all’interno della gamma
Mercati e trader non apprezzano l’incertezza ed è per questo che non appaiono disposti a impegnarsi in una direzione specifica. Si affaccia inoltre l’ipotesi di una possibile divisione del mercato del Bitcoin a novembre, circostanza che ha contribuito ad alimentare il clima di incertezza. Tutti questi eventi in sequenza sono la ragione per cui il mercato sta consolidando e sarà necessario ancora del tempo prima che i trader accettino che il mercato si muova in ambo le direzioni e tornino a comprare.
Il mercato dell’Ethereum ha seguito l’andamento del Bitcoin ma sembra poter contare su un migliore supporto rispetto a quest’ultimo. Probabilmente l’ETH darà dei buoni risultati nel medio e lungo termine; sono infatti molti progetti basati sull’Ethereum, perciò, probabilmente il ricorso a questa valuta è destinato ad aumentare nel medio termine contribuendo a sostenere il mercato in maniera migliore rispetto quanto non avviene Bitcoin.

Previsioni
Nel resto della giornata, prevediamo un ulteriore consolidamento su ambo i mercati; intanto si scenderà a patti con gli eventi delle scorse settimane in Cina e un numero sempre maggiore di trader tornerà sul mercato per decidere in quale direzione muoverlo.
Il modo migliore e più sicuro per acquistare e vendere Bitcoin
Per tutti coloro che desiderino trarre profitto dalle fluttuazioni di prezzo del Bitcoin e delle altre criptovalute, alcuni broker offrono accesso istantaneo al trading di Bitcoin, Cash Bitcoin, Ethereum e altre criptovalute. La procedura è facile e veloce, e potrai contare su una piattaforma di trading (desktop e mobile) comoda e avanzata, bassi spread ed esecuzione istantanea.

La Cina vieta gli scambi di Bitcoin, ma la criptovaluta regge

Esattamente come era stato preannunciato, alla fine la Cina ha davvero deciso di chiudere le transazioni sui Bitcoin. Nonostante questo, però, la criptovaluta, dopo un primo crollo, è tornata a guadagnare terreno rispetto al minimo toccato lo scorso 15 settembre: ad oggi il Bitcoin viaggia attorno ai 4.000 dollari.

Cina mette al bando i Bitcoin: perché la Borsa non ha reagito

Ma come mai la decisione della Cina non ha stravolto più di tanto la quotazione della moneta digitale? Come spiegano gli analisti, il trading di Bitcoin in Cina è andato diminuendo parecchio durante quest’ultimo anno, per cui se a fine 2016 il peso della Cina e dei suoi scambi equivaleva praticamente al 90% del totale delle transazioni, secondo le ultime stime rilanciate da Bloomberg, il trading di Bitcoin in Cina si è ridimensionato al 19% del market share globale.

Per di più i trader cinesi starebbero migrando su altre piattaforme in maniera tale da poter continuare con il trading di Bitcoin: oltre a WeChat, che è la piattaforma più popolare nel Paese, parecchi investitori si starebbero spostando su altre appche offrono un sistema di crittografia interno (come Telegram). Ecco quindi che queste due ragioni stanno alla base di un impatto sul Bitcoin che è stato assolutamente minimo.

Ma c’è anche una terza ragione per la quale la Borsa non ha reagito così negativamente alla notizia proveniente dall’estremo Oriente. Bisogna dire infatti che esiste l’opzione di ricorso al trading over the counter, ossia a una realtà che non ha nulla a che vedere con le classiche piattaforme di scambio e che quindi non è influenzata dall’iniziativa degli organi finanziari (men che meno da quelli cinesi).

Insomma, dopo aver accusato un colpo iniziale, alla fine il trauma del divieto cinese nei confronti delle piattaforme che scambiano criptovalute è stato superato con una certa rapidità. Ecco quindi che chi credeva che con questa mossa si sarebbe affossato il Bitcoin, d’ora in poi dovrà rivedere un po’ le proprie convinzioni: se un fatto di questo genere non ha scalfito il Bitcoin, allora è altamente probabile che la criptovaluta di cui stiamo parlando sia per davvero un qualcosa di “grosso”.

L’alta moda si paga in bitcoin, la startup Lanieri accetta la criptovaluta

L’e-commerce italiano che vende abiti di sartoria su misura è la prima azienda innovativa del settore a consentire pagamenti in valuta virtuale. Il fondatore Maggi: “Ce lo chiedono i nostri clienti internazionali, tanti hanno accumulato grandi somme in bitcoin e ora le vogliono spendere”

L'alta moda si paga in bitcoin, la startup Lanieri accetta la criptovaluta

Magari non soppianteranno dollari o euro, monete correnti nei bar o nelle pizzerie. Di certo però l’esplosione dei bitcoin, con il valore della criptovaluta cresciuto di quattro volte da inizio anno, ha arricchito diverse persone. Che ora quei soldi “virtuali” li vogliono spendere. “E’ stato uno dei nostri migliori clienti a chiederci di pagare in bitcoin”, racconta Simone Maggi. “Un sudafricano che si occupa proprio di monete digitali e ha ordinato vestiti per 12 mila euro”. Così Maggi ha deciso di provare. Da oggi la sua Lanieri, e-commerce italiano che vende abiti su misura di alta sartoria, è la prima startup del suo settore al mondo, e la prima azienda innovativa in Italia, ad accettare pagamenti in bitcoin. Un completo base, anziché 700 euro, lo si potrà pagare tra 0,3 e 0,4 bitcoin.

In fondo, spiega Maggi, per lui c’è poco da perdere e parecchio da guadagnare. Il bitcoin, è vero, ha una volatilità pazzesca, in poche ore può schizzare in alto o in basso anche del 20%. Ma questo rischio legato al “cambio” non lo corre Lanieri. La startup infatti ha integrato sul proprio sito la piattaforma di pagamento Bitpay, un emule di PayPal dedicato alle criptomonete. Il cliente quindi versa dal suo borsellino la somma in bitcoin (facendo attenzione al tasso di cambio applicato), ma nelle casse di Lanieri, in cambio di una commissione, a entrare sono i tradizionali euro. Da guadagnare, invece, ci sono nuovi clienti con i borselli virtuali piedi di critpovalute da spendere. Al momento, con il suo valore vicino ai 4 mila dollari, nel mondo circolano oltre 65 miliardi di dollari in bitcoin. La maggior parte nelle mani di investitori professionali esperti di tecnologia, per lo più stranieri, un target ideale per l’alta moda online di Lanieri. La startup, che al negozio virtuale affianca una rete di atelier fisici dove provare gli abiti, vende in 50 Paesi e ha chiuso lo scorso anno con 2 milioni di euro di fatturato, che quest’anno dovrebbe raddoppiare. Il valore medio del singolo acquisto è di circa 400 euro, ben superiore a quello di altri e-commerce, cifra che rende sensato un pagamento in bitcoin.

Qualche giorno fa il gran capo di JpMorgan Jamie Dimon ha definito i bitcoin “una truffa, una bolla destinata a esplodere”. Nel frattempo il governo cinese ha avviato una stretta sulle critpomonete, abolendo le offerte di nuove valute virtuali (le Ico) e limitando le operazioni degli “exchange”, gli scambi dove queste possono essere comprate o vendute in cambio di yuan. Ma questo blocco, secondo Maggi, è un vantaggio, visto che ora tante persone che possiedono bitcoin, secondo le stime tra 5 e 16 milioni nel mondo, possono monetizzarli solo spendendoli nella loro forma virtuale. Se si esclude il Giappone, dove molti hotel, ristoranti e negozi li accettano, il numero di aziende globali che consente pagamenti in bitcoin è ancora limitato: Expedia, Microsoft, Subway, Tesla e PayPal sono quelle più conosciute. Ora c’è anche Lanieri.

 

Comprare casa con i bitcoin: a Dubai i primi appartamenti di lusso acquistabili con le criptovalute

Bitcoin, Ethereum ma non solo… Il mondo delle criptovalute – nonostante i crolli di questi giorni – è in continua evoluzione ed espansione. Ma quale sarà il futuro delle monete digitali? L’idea più comune è che, in un prossimo futuro, possano essere utilizzate per acquistare qualsiasi tipo di bene, da quelli di prima necessità sino ai beni di lusso. A Dubai, però, questo futuro sembra già essere diventato realtà: nella capitale dell’omonimo Emirato, infatti, è già possibile comprare casa con i bitcoin.

Il mondo delle criptovalute è sempre più attraente per gli investitori di tutto il mondo: è proprio per questo motivo che due imprenditori hanno deciso di costruire un complesso di appartamenti di lusso a Dubai, acquistabili mediante bitcoin. In particolare, il complesso in questione si chiamerà “Aston Crypto Plaza” e sarà formato da 1133 appartamenti, nati dall’idea della designer di moda Michelle Mone e dal suo partner Doug Barrowmen. Le case non saranno ovviamente economiche: il costo si aggirerà dai 133mila ai 379mila dollari.

L’idea dei due imprenditori, però, sembra essere futuristica: la vendita mediante bitcoin di questi appartamenti super-lusso a Dubai permetterà infatti a molti investitori in criptovalute di re-investire i propri guadagni nel mattone. La vera rivoluzione non è però solamente nella moneta utilizzata per la vendita di questi appartamenti: l’acquisto potrà infatti essere fatto comodamente da ogni parte del mondo attraverso il sito internet ufficiale e, ovviamente, basterà solo qualche secondo per effettuare la transazione.

NoCoin, l’estensione blocca i siti che creano Bitcoin con il tuo PC

Accade sempre più spesso che i portali web chiedano ai visitatori di minare criptovalute anziché mostrare pubblicità. Volendo, però, si può impedire che accada

Per alcuni si tratta del futuro della monetizzazione online, un’alternativa meno invasiva rispetto alla pubblicità. Per altri, invece, si tratta di una pratica un po’ estrema, soprattutto nel momento in cui l’utente non viene avvisato per tempo di quello che sta accadendo. Insomma, un piccolo caso di cui, probabilmente, non si sentiva il bisogno.

Complice l’esplosione dei Bitcoin, degli Ethereum e delle altre criptovalute, molti portali web stanno integrando, all’interno delle proprie pagine, degli script che sfruttano i computer degli utenti per “minare” (generare le monete virtuali in gergo tecnico). Un esempio è quello di Coinhive, servizio che fornisce al webmaster tutto ciò di cui ha bisogno (da un punto di vista tecnico) per chiedere ai propri utenti di ripagarlo in Bitcoin piuttosto che Ethereum o Monero. Tutto quello che l’utente deve fare è “mettere a disposizione” le risorse informatiche del proprio PC e attendere qualche manciata di secondi (non più di 5 o 6 solitamente).

Il caso Pirate Bay

Quella appena descritta è la pratica “standard”: poco invasiva e, tutto sommato, sufficientemente chiara, permette all’utente di accedere al contenuto richiesto navigando in un sito con poca pubblicità, mentre il webmaster viene ripagato per il proprio lavoro in maniera pressoché immediata. Può accadere, però, che qualche gestore si lasci prendere la mano e, senza nessun avviso, sfrutti le risorse informatiche degli internauti per tutta la durata della loro visita. È quello che è accaduto, ad esempio, con il portale The Pirate Bay che, senza comunicarlo ai propri utenti, ha iniziato a utilizzare processore e scheda video dei visitatori per generare Monero, una delle criptovalute a maggior tasso di crescita. I webmaster si sono giustificati dicendo che si trattava di un semplice test, ma molti utenti si sono sentiti presi in giro.

Come bloccare i siti che creano Bitcoin e altro criptomonete

Se volete evitare che anche voi possiate ritrovarvi invischiati in una situazione del genere, potete far ricorso a NoCoin, estensione per Chrome che consente all’utente di bloccare il funzionamento degli script per criptovalute. Gratuito e open sourceNoCoin è semplice e immediato da utilizzare. Tutto ciò che si deve fare è creare una “lista nera” di siti e attivare l’estensione nel momento in cui si ritiene che il portale che si sta visitando stia utilizzando il proprio PC per minare. Funzionamento, insomma, è simile a quello degli adblocker, che impediscono la visualizzazione della pubblicità online.

NoCoin, l'estensione blocca i siti che creano Bitcoin con il tuo PC
NoCoin, l’estensione blocca i siti che creano Bitcoin con il tuo PC

Dopo il Bitcoin anche Ethereum sta crollando, ma non solo per la Cina

Dopo il Bitcoin anche è tornato a perdere terreno ed è scivolato ben al di sotto di quota $300.

Dopo il Bitcoin anche Ethereum sta crollando, ma non solo per la Cina

A pesare sul prezzo è stata sicuramente la Cina. Negli ultimi giorni sono iniziate a circolare indiscrezioni in merito ad un possibile ban delle transazioni. I rumors hanno affossato l’intero mercato delle criptovalute e le quotazioni delle stesse hanno viaggiato all’insegna della debolezza.

Le notizie si sono andate a ripercuotere non soltanto sul prezzo del Bitcoin, ma anche su quello di Ethereum che è crollato dai 395 dollari di inizio mese a quota 222 dollari registrati nella sessione di ieri.

In molti, però, hanno tenuto a sottolineare come non sia stata soltanto la Cina a determinare la flessione della criptovaluta. Quali i motivi che combinati hanno determinato la discesa del prezzo di Ethereum?

I motivi del crollo

Il cambio Ethereum dollaro è crollato ai minimi di sei settimane durante la sessione di giovedì. Come accennato in precedenza a pesare è stata la sempre più vicina conferma cinese del blocco delle transazioni in valute virtuali.

In realtà il prezzo di Ethereum ha intrapreso un vero e proprio trend ribassista già nel momento in cui sempre la stessa Cina ha comunicato la sua intenzione di imporre un ban sulle ICO, le Initial Coin Offering, sfruttate in particolar modo da chi decide di far trading in Ether.

(L’andamento di Ethereum nell’ultima settimana)

Per gli analisti, però, la fase di debolezza attuale dovrebbe essere considerata soltanto come una pura correzione tecnica successiva ad un rally senza precedenti. Si pensi che in un solo anno il valore delle criptovalute che utilizzano la blockchain è schizzato del 1.450%.

In altre parole, nonostante le notizie provenienti dalla Cina abbiano avuto un peso rilevante, i veri motivi della flessione di Ethereum sono più tecnici di quanto si crede. La correzione attuale ha frenato un rally stupefacente che ha più volte portato a considerare le criptovalute una bolla speculativa in procinto di esplodere. La flessione attuale potrebbe contribuire a dare maggiore credibilità a Ethereum, Bitcoin e all’intero mercato.

C’è da notare che dall’inizio dell’anno ad oggi la criptovaluta rivale del Bitcoin ha messo a segno un rialzo di circa 400 punti percentuali per cui viene da chiedersi quanto la flessione attuale possa essere confermata e quanto invece il prezzo di Ethereum tornerà a risalire verso nuovi massimi storici.

Bitcoin, JP Morgan: “è una frode, farà una brutta fine”

Il Bitcoin non è altro che una “frode”, destinata a “fare una brutta fine”. La pensa così Jamie Dimon, Ceo di Jp Morgan, che, parlando a una conferenza organizzata da Barclays, ha risposto così a chi gli chiedeva se la banca che dirige avesse trader dedicati alla Bitcoin.

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“Se avessimo trader che fanno trading di Bitcoin li licenzierei in un secondo” spiega senza giri di parole Dimon, specificando che “è contro le regole” della banca. Il Ceo di JP Morgan ha spiegato che Bitcoin può essere importante in paesi dove non ci sono altre opzioni o per i criminali o altri che cercano di nascondere come trasferiscono denaro.

”Se si è in Venezuela, in Ecuador o in Corea del Nord, se si è uno spacciatore o un assassino allora è meglio usare i bitcoin rispetto ai dollari. Quindi ci potrebbe essere un mercato, anche se limitato”.

Per spiegare il suo scetticismo Dimon ricorre alla metafora dei tulipani in Olanda nel 1600, quando gli speculatori fecero salire i prezzi dei bulbi dei tulipani a esorbitanti livelli. La storia non è poi finita bene. E per il bitcoin potrebbe essere lo stesso.

Dimon ritiene che le autorità non consentiranno alla valuta virtuale di esistere senza una supervisione: “Abbiamo visto la Cina, ai governi piace controllare la massa monetaria”, ha aggiunto riferendosi all’atteso divieto di Pechino sui Bitcoin.

La bocciatura di Dimon si fa subito sentire sulla valuta virtuale, con i prezzi del Bitcoin che ieri sono scesi al di sotto di un’area importante di supporto di 4.000 dollari. Ora il Bitcoin quota intorno ai 3.990 dollari, in calo del 21% dai massimi storici.

Bitcoin “sistema rivoluzionario”, secondo Banca centrale Finlandia

I ricercatori della Banca centrale della Finlandia hanno definito rivoluzionario il sistema economico della criptovaluta Bitcoin. In un nuovo documento, pubblicato il 5 settembre, gli economisti sono arrivati alla constatazione che la tecnologia costituisce “un monopolio gestito da un protocollo” e non da una amministrazione. I tre autori del paper sostengono che questa caratteristica offra protezione contro la manipolazione da parte di attori cattivi, grazie ad alcune specifiche dinamiche di protocollo.

Bitcoin “sistema rivoluzionario”, secondo Banca centrale Finlandia

Secondo la Banca centrale finlandese il Bitcoin non può essere regolato a causa di questo stato delle cose. Non sarebbe necessario regolare il sistema perché si attiene al protocollo e le commissioni di transazione addebitate agli utenti sono determinate dagli utenti indipendentemente dagli sforzi dei minatori.

Il documento afferma che le opinioni esposte non rappresentano la posizione ufficiale della Banca centrale della Finlandia ma sono comunque notevoli perché provengono da un’istituzione autorevole. Lo scorso anno la Banca finlandese organizzò un seminario sulla Blockchain che ha coinvolto autorità di regolamentazione, accademici e aziende locali per sostenere la ricerca, una mossa sostenuta dal governo.

Gli autori del documento auspicano ricerche approfondite da parte di altri accademici. “L’apparente funzionalità e utilità di Bitcoin”, si legge, “dovrebbero incoraggiare gli economisti a studiare la sua meravigliosa struttura”. Il rapporto arriva nei giorni in cui, secondo alcune fonti, la Cina avrebbe deciso di bloccare le piattaforme locali di criptovalute, il che rappresenterebbe un duro colpo per il mercato in espansione.

La Corea del Nord sfugge alle sanzioni grazie al Bitcoin

ROMA – Non solo missili nucleari, la Corea del Nord punta anche su un’altra arma. Nulla a che vedere con lanci di razzi o esplosioni, in questo caso si tratta di cyber-finanza. Pyongyang, infatti, punta ad accumulare bitcoin e altre criptovalute per aggirare le restrizioni commerciali, comprese le nuove sanzioni inflitte dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Secondo FireEye, società specializzata nella sicurezza informatica, gli hacker del regime stanno intensificando gli attacchi ai mercati di criptovalute sudcoreani.

La Corea del Nord sfugge alle sanzioni grazie al Bitcoin

A rendere appetibili le monete elettroniche, il cui valore è in aumento, sono in particolare due elementi: la mancanza di controllo da parte degli Stati e la difficoltà nel rintracciare chi ne fa uso. Uno dei metodi che il regime usa per rubare bitcoin consiste nell’invio di mail contenenti dei malware al personale dei mercati di scambio.

Nel 2017 – ha confermato FireEye – ci sono stati alcuni tentativi di furto di criptovalute in Corea del Sud, di cui uno andato a segno. Vennero sottratti 3.800 bitcoin che, al cambio odierno, varrebbero circa 15 milioni di dollari. In questo caso, tuttavia, non è stato dimostrato il coinvolgimento del regime guidato da Kim Jong-un.

Un’altra strategia per ottenere delle riserve di moneta elettronica è il “ransom payment”, ovvero il pagamento di un riscatto per la rimozione di un malware. FireEye, a tal proposito, aveva trovato dei legami tra la Corea del Nord e WannaCry, il cyber-attacco che a maggio ha colpito sistemi informatici in tutto il mondo.

I bitcoin, inoltre, possono essere convertiti dagli hacker in dollari o altre valute. Come? Uno dei metodi principali consiste nello

scambio con criptovalute più difficili da tracciare, come il Monero, poi commerciate con moneta a corso legale. Infine, come segnalato da Bloomberg il mese scorso, l’FBI sta esaminando il coinvolgimento di Pyongyang nel cyber-attacco da 81 milioni di dollari alla New York Fed.